Tapes Philippinarum in Laguna di Venezia


L’INTRODUZIONE della specie in Laguna risale al 1983, effettuata da un Consorzio pubblico (COSPAV) per diversificare il settore produttivo dei molluschi lagunari che, fino ad allora era limitato ai mitili.

LA DIFFUSIONE di questa specie alloctona ha avuto inizialmente un’impennata, per assestarsi con varie oscillazioni secondo il seguente quadro riassuntivo:

anno 1990 tons      1.300
anno 1993 tons      7.000
anno 1995 tons    35.000
anno 1996 tons    50.000
anno 1997 tons    40.000
anno 2000 tons    30.000
anno 2002 tons    35.000
anno 2004 tons    25.000

Le variazioni sono dovute all’intensificazione indiscriminata dello sforzo di pesca che produce un impoverimento progressivo e tendenziale degli stock disponibili.
La produzione stimabile in regime di programmazione e corretta gestione è di circa tons. 25.000 all’anno.

Ma per questo occorre assicurare 2 fattori essenziali:
la piena assegnazione delle aree in concessione agli operatori a fini di allevamento;
il reclutamento della quantità sufficiente di semina per l’implementazione di tali aree, sulla base di un ciclo almeno biennale.

La stima sulla quantità di semina sufficiente è la seguente:
350 esemplari/mq. corrispondenti a circa 300 g/mq,
considerata l’opportunità di seminare almeno 1400 ha di concessioni,
occorrono
5 MILIARDI di esemplari pari a circa 4.000 tons di seme complessivamente per tutta la campagna annuale.

LA DISTRIBUZIONE naturale della vongola verace può, a grandi linee essere così sintetizzata:
65% circa di esemplari di diverse taglie in laguna centrale,

25% circa di esemplari di diverse taglie in laguna meridionale;

10% circa di esemplari di diverse taglie in laguna settentrionale.

Il dato più rilevante, però, è che oltre l’80% di esemplari di taglia giovanile è reperibile nella laguna centrale, che pertanto costituisce la vera e propria nursery naturale della laguna di Venezia.

 

Aspetti economici

 

Il fenomeno della raccolta abusiva di vongole costituisce, a partire dagli anni novanta uno dei tre più gravi problemi della Laguna di Venezia, assieme ai problemi del moto ondoso e dell’inquinamento industriale, con i quali è in correlazione. Attualmente sono censiti circa 1300 operatori dediti alla raccolta delle vongole, concentrati nella città di Chioggia (700), nelle isole di Pellestrina (280) e Burano (150), nel comune di Cavallino e in altre zona (200). Il “giro d’affari” è stimabile in € 300.000.000,00 l’anno, compreso l’indotto.

Una parte consistente del prodotto raccolto (fino all’ 80%) viene commercializzato “in nero”. Si stima che mediamente un vongolaro dedito alla raccolta abusiva riesca a ricavare un reddito annuo di € 100/150.000,00. Chi commercializza il prodotto può raggiungere cifre 5 – 10 volte superiori. Ci sono prove di infiltrazioni della criminalità organizzata che utilizza il finanziamento di tale attività per riciclare profitti illeciti: le vongole vengono distribuite in tutta Italia, Spagna e altri mercati europei.

 

Aspetti ambientali ed igienico-sanitari

 

Un calcolo attendibile stima la quantità di sedimenti dispersi definitivamente dalla Laguna di Venezia a causa delle attività di tracolta delle vongole in 800.000 m.cubi/anno, pari quindi alla quantità dispersa per altre cause (es. moto ondoso, correnti e vento).

Una stima economica del fenomeno quantifica il danno in circa 12.000.000 di euro all’anno, calcolando in € 15,00/m.cubo il costo per il ripristino della morfologia. Inoltre la maggior concentrazione di vongole è nell’area d’interesse nazionale per le bonifiche di Porto Marghera per cui esistono anche problemi igienico sanitari:

· presenza microinquinanti (diossine e altri microinquinanti organici);

· presenza inquinanti inorganici (metalli pesanti es. arsenico, piombo mercurio)

· inquinanti biologici (salmonelle e coliformi).

 

Ordine Pubblico

 

Le Forze dell’Ordine, come testiminiano i servizi riporati da tutti i mezzi di comunicazione locali e nazionali, sono costantemente impegnati in attività di controllo e repressione dell’abusivismo.

Venezia e Porto Marghera rappresentano siti unici al mondo e proprio per questo il perpetrarsi di reati quali associazione a delinquere, danneggiamento ambientale, traffico di alimenti adulterati e pericolosi, resistenza a pubblico ufficiale, falso, pericolo per la navigazione rappresenta una piaga intollerabile per il nostro Paese. La gravità del fenomeno è testimoniata da alcune cifre:

· una media di almeno tre pescatori l’anno perde la vita in barca durante i numerosi reid abusivi;

· lo scorso anno un pescatore è stato accoltellato a morte per ragioni di pesca;

· almeno 500 tonnellate di prodotto pescato in zone inquinate viene sequestrato ogni anno;

· un centiniaio di imbrcazioni l’anno viene sequestrato;

· i pescatori denunciati sono mediamente 200 l’anno;

· i pescatori arrestati sono circa 70 ogni anno.

 

 

L’Intervento Pubblico e la Società GRAL

 

La società “G.R.A.L.” costituita da Provincia di Venezia con Camera di Commercio, Comune di Venezia, Chioggia, Cavallino Treporti, Mira, Campagna Lupia rappresenta il punto fondamentale e condiviso delle politiche produttive, ambientali e sociali e l’ultima istanza per la realizzazione del processo di riordino di un settore strategico per la nostra provincia e per gli equilibri ambientali e sociali di zone sensibili del territorio. Il Gral, infatti si propone di coinvolgere gli operatori nella programmazione delle attività, di verificarne l’operatore, di fornire il supporto tecnico – scientifico e, dove necessario, gestionale per convertire chi si è avvicinato al mestiere in maniera improvvisata a diventare vero e proprio imprenditore attraverso la per allevamento.

 

Dalla pesca gestita all’allevamento

 

La scarsità ormai stabile del prodotto nelle aree tradizionalmente vocate, l’adeguamento alla normativa europea in materia di qualità e tracciabilità, la necessità di meglio salvaguardare gli interessi pubblici, la difesa del ecosistema lagunare e la sicurezza sanitaria nonché l’obiettivo di fornire una prospettiva stabile all’attività di raccolta delle vongole al di là degli andamenti stagionali, richiedono di accelerare il passaggio dalla pesca gestita sino ad oggi attuata all’allevamento della risorsa. Per arrivare al pieno regime dell’attività di allevamento (semina, accrescimento e raccolta sulla base di un ciclo di circa 15 mesi) come unica forma di utilizzo della risorsa si rende necessario un programma di accompagnamento su più livelli, con il contributo di tutti gli Enti competenti.

La straordinarietà della situazione richiede un intervento altrettanto straordinario in termini legislativi (nuove opportunità di pesca insieme a pene più severe per chi delinque) e finanziari (sostegno economico giustificabile anche a fronte dei risparmi “ambientali” e di sicurezza sanitaria per il cittadino) sia per affrontare la fase di transizione che condurrà a pieno regime l’attività di allevamento, sia per promuovere la riconversione ad imbarcazioni ecologicamente compatibili.

Opportunità di intervento

 

Aprire nuove aree da destinare alla pesca di vongole

Il soggetto istituzionale che può destinare nuove aree lagunari alla pesca di vongole è Magistrato alle Acque dopo aver acquisito il parere del Ministero dell’Ambiente. Le aree maggiormente indicate, che garantirebbero due anni di attività transitoria, necessitano della classificazione igienico – sanitaria da parte della Regione Veneto la quale, esclusivamente per ragioni di contrapposizione politica, da oltre un anno rifiuta qualsiasi collaborazione in primis l’avvio delle procedure di campionamento, che prevedono una durata di almeno tre mesi, contribuendo così a rendere sempre più ingovernabile e pericolosa la situazione in Laguna di Venezia.

 

Raccolta del seme su tutta la Laguna e importazione di seme da altre zone

Per avviare in maniera ottimale gli allevamenti è necessario poter reperire la maggiore quantità possibile di seme di vongola da impiantare nelle aree già a disposizione di Provincia di Venezia e GRAL, pari a 3500 ettari di Laguna, sono ritenute sufficienti a soddisfare l’intera marineria.

 

Le azioni improcrastinabili per ottenere il risultato auspicato, ovvero il pieno regime degli allevamenti con la conseguente trasformazione definitiva della categoria da pescatori ad allevatori, sono le seguenti:

 

· autorizzazione alla raccolta permanente di seme di vongola in tutta la Laguna con il coordinamento della società GRAL (occorre su questo un pronunciamento di Ministero dell’Ambiente, Magistrato alle Acque e Regione Veneto);

· autorizzazione al GRAL per la raccolta di novellame di vongola nei compartimenti marittimi dell’Alto Adriatico (competenza ministeriale con necessaria modifica del DM 1996 che disciplina la materia);

· prevedere forme di sostegno finanziario per l’acquisto di novellame di vongola da produzioni artificiali;

· finanziamento per la realizzazione in loco di impianti di produzione e pre-allevamento;

· sostegno a campagne di formazione ed informazione degli operatori.

 

Come è evidente non basta lo sforzo della Provincia di Venezia a risolvere un fenomeno di queste dimensioni soprattutto se gli altri soggetti istituzionali non adempiono alle specifiche ed esclusive competenze. A Venezia si sta vivendo l’esperienza del Commissario per il problema del Moto Ondoso; Provincia di Venezia e GRAL sono persuasi che un provvedimento simile in questo caso possa risultare non necessario qualora tutti i soggetti istituzionali coinvolti, avendo condiviso il progetto dell’allevamento, agiscano rapidamente esercitando senza inerzia le proprie competenze. Da subito, però, occorre mettere nelle condizioni Provincia di Venezia e GRAL di godere di maggiori competenze e risorse utilizzando anche strumenti vigenti, come ad esempio la Legge Speciale per Venezia, che nell’ambito del Comitatone garantirebbero collaborazione diretta con il Governo e con tutti i soggetti coinvolti.

 

Cronologia

Cronologia di eventi e atti principali sulla vicenda

1983

Introduzione sperimentale della vongola filippina in laguna di Venezia da  parte di un consorzio pubblico (COSPAV);

primi anni ’90

La Laguna di Venezia è sempre più interessata dal fenomeno della pesca abusiva, inizialmente effettuata da pescherecci di mare dotati di attrezzo turbosoffiante, attrezzatura, via via diffusasi anche su altri pescherecci non autorizzati alla pesca marittima;

 

metà anni ’90

· Vengono abusivamente introdotte due nuove tipologia di attrezzi la draga vibrante (evoluzione “lagunare” del turbosoffiante) e la “rusca” chioggiotta ( gabbia metallica trascinata sul fondale con l’ausilio di motori fuoribordo).

· Sono gli anni dei primi interventi delle forze dell’ordine, di ripetuti sequestri di mezzi e dei primi gravi episodi di compromissione dell’ordine pubblico (es. assalto alla Capitaneria di Porto del 1995).

· Un tentativo di “regolarizzare” l’attività delle “vibranti” da parte della Regione, ha esito negativo.

 

1998

· La Magistratura ordina il sequestro di buona parte della flotta peschereccia di vongolare abusive dell’isola di Pellestrina.

· La Regione Veneto con L.R. n. 19/98 attribuisce potestà regolamentari e di programmazione alle Province in materia di pesca.

· La Regione provvede ad una prima, parziale classificazione igienico-sanitaria delle zone di raccolta.

 

1999

· Il Consiglio Provinciale approva il regolamento per l’esercizio della pesca, che detta gli indirizzi anche per la gestione a tali fini della laguna.

· La Giunta provinciale approva il “piano per la gestione delle risorse alieutiche lagunari”, dove è tracciato il passaggio dalla pesca indiscriminata all’allevamento e le fasi di riconversione.

· Il Magistrato alle Acque di Venezia, sulla scorta di tali atti, che finalmente disciplinano e programmano un’attività prima vissuta in termini emergenziali, concede 1340 ettari di laguna al COVEALLA, per iniziare l’attività di allevamento secondo i principi indicati dalla provincia.

· Con determinazione dirigenziale la Provincia per la prima volta e in via sperimentale disciplina e regola rigidamente l’attività  e l’uso degli strumenti sugli areali concessi, attribuendo al Consorzio l’attuazione in forma esclusiva della produzione.

 

2000

· Visto il ripetersi di abusi e la scarsità di spazi per l’esercizio dell’attività nella direzione dell’allevamento, viene firmato un protocollo d’intesa tra Provincia, Comuni, Regione, Magistrato alle Acque, per costituire una commissione tecnico-scientifica di coordinamento istituzionale e per impegnare gli Enti a compiere tutti gli atti di competenza necessari a rendere effettiva la riconversione ad allevamento e attuare le soluzioni transitorie.

· Continuano gli interventi delle forze dell’ordine, insieme ai primi passi verso una diversa gestione.

· Tra Provincia e Ispettorato di Porto regionale si concorda il procedimento che conduce progressivamente alla regolarizzazione delle circa 400 imbarcazioni da pesca.

· Entrano nel circuito cooperativo circa 1350 soggetti, oltre la metà dei quali, precedentemente non esercenti alcuna attività di pesca “ufficiale”;

 

2001

· Sulla scorta di problemi di ordine pubblico una Conferenza dei servizi svoltasi presso la Prefettura e istruita da Provincia e Magistrato alle Acque porta all’accordo informale per la concessione di circa 3000 ettari di laguna da destinare all’attività.

· Il Magistrato alle Acque concede 2950 ettari per consentire la messa a regime dell’attività di allevamento.

· La Provincia emana una determinazione che approva, precisa e disciplina le linee di attuazione del nuovo piano di gestione presentato dal Consorzio.

 

2002

· Il Magistrato alle Acque assegna in concessione ulteriori aree nella laguna centrale, per un totale di 3514 ettari.

· La Provincia autorizza sulle nuove aree assegnate una prima campagna di raccolta e reimmissione di seme di mollusco negli allevamenti, in forma controllata.

· L’annata, anche per le condizioni climatiche, presenta dati di produttività notevoli;

 

2003

· Più inchieste della Magistratura, basate su lavoro di intelligence volto a comparare l’attività concreta di alcuni soggetti e cooperative con i criteri e i dati documentali stabiliti da Provincia, U.L.S.S. ed altri Enti, fanno emergere criticità diffuse.

· Seconda campagna di semina e manifestazione di sofferenze sulla produttività della pesca gestita.

· Il Consorzio chiede una proroga per la presentazione del nuovo piano di sfruttamento della vongola.

 

2004

· La Provincia concede la proroga dell’attività.

· Il COVEALLA svolge un’assemblea straordinaria per la modifica dello statuto e il rinnovo degli organi, dalla quale emergono tensioni e si producono diversi elementi di criticità sulla capacità gestionale del consorzio.

· La Provincia, con determinazione dirigenziale non approva il nuovo piano di gestione del consorzio, ritenendolo inadeguato a garantire stabilità produttiva e tutela degli interessi pubblici coinvolti.

· Un intervento della Magistratura che coinvolge 405 pescatori induce gli Enti a riconsiderare alcune modalità gestionali per il settore, la Provincia sospende la pesca gestita in laguna centrale dopo aver verificato una grave carenza di prodotto.

· La Regione autorizza il prelievo di materiale seminale in aree prima vietate (tra canale di Tessera e Contorta S.Angelo), la Provincia autorizza una prima campagna di semina centralizzata in tali aree e di redistribuzione alle cooperative.

· Nasce l’idea, generalmente condivisa, di dover modificare l’assetto organizzativo del settore e le modalità di intervento degli Enti pubblici nella materia.

· Ulteriori interventi della Magistratura attingono anche amministratori del Covealla.

· Ripetute turbolenze di una parte dei pescatori.

· Autorizzazione provinciale ad una campagna temporanea e sperimentale di raccolta gestita in laguna centrale;

 

2005

 

· Accordo di programma tra Provincia e Magistrato alle Acque con il quale, partendo da una comune analisi delle criticità, si conviene l’assegnazione delle concessioni dal 30 aprile 2005 ad un “nuovo, diverso, soggetto attuatore…ente, società o consorzio anche a partecipazione pubblica”.

· Il Covealla ricostituisce gli organismi associativi, intanto dimessisi.

· La regione classifica una zona della laguna centrale in concessione (area 5), la Provincia autorizza e disciplina una nuova raccolta sperimentale di prodotto per sei settimane.

· La Giunta provinciale, con informativa, delinea le basi di costituzione di una società consortile pubblica per la programmazione, il monitoraggio e la corretta conduzione dell’attività.

Viene prorogato al 15 luglio il termine di assegnazione delle concessioni al costituendo “nuovo soggetto pubblico”.