Problemi ambientali e sanitari

Nell’ambito  del delicato equilibrio lagunare (che di per sé è un sistema in movimento ciclicamente “conteso” tra terra e mare) l’attività di raccolta delle vongole, svolta in modo indiscriminato e vagantivo, in particolare con attrezzi a media meccanizzazione rappresenta un problema primario sotto diversi punti di vista:

Dispersione dei sedimenti
Un calcolo “grezzo” ma attendibile e non smentito stima la quantità di sedimenti dispersi definitivamente dalla Laguna di Venezia in 800.000 m.cubi/anno, pari quindi alla quantità dispersa per altre cause (es. moto ondoso, correnti e vento) e molto superiore a quelli dispersi a causa dei lavori di riequilibrio morfologico (es. scavo canali);

tentando una stima economica del fenomeno si può dire che il danno corrisponde a circa 12.000.000 di euro all’anno, calcolando in € 15,00/m.cubo il costo per il ripristino della morfologia.

Nel periodo, fortunatamente superato, della maggior recludescenza della pesca abusiva, si era calcolato che il trend negativo poteva rappresentarsi in un abbassamento del fondale lagunare, spalmato su tutta la superficie, pari a circa 5 cm.


Banalizzazione” delle biocenosi
Un’azione continua d’impatto sul fondale, impedisce l’insediamento di Fanerogame, specie algali diverse (Ulva) e, conseguentemente, impoverisce notevolmente gli stoks ittici che in laguna nascono o si accrescono, sia per la crasi della catena alimentare (carenza di fitoplacton), sia per l’impoverimento di aree di sosta e riproduzione di molte specie (es. Gobidi).
Ne consegue:

  • una diminuzione, in termini quali-quantitativi, di biomassa lagunare;

  • una più generale perdita dei  valori ambientali dovuta ai danni nella struttura dei sedimenti, diminuzione nella varietà dei popolamenti bentonici (anche a causa dell’aumento di torbidità).


Dal punto di vista igienico-sanitario la corrispondenza tra presenza di maggiori popolamenti di Vongola e aree a più accentuato rischio igienico sanitario, rappresenta un altro dei problemi affrontati.
L’area della laguna centrale, nursery naturale di tutto il sistema di allevamento dei bivalvi dell’Adriatico settentrionale, dovuta a maggior concentrazione trofica, più elevata temperatura dell’acqua, minor impatto di pesca, è stata ed è parzialmente tuttora vietata alla raccolta causa:

  • presenza microinquinanti (diossine e altri microinquinanti organici);

  • presenza inquinanti inorganici (metalli pesanti es. arsenico, piombo mercurio, composti organostannici)

  • inquinanti biologici (salmonelle e coliformi).


La pesca in zone vietate, quindi, provoca due effetti,

  • dispersione di sedimenti con portanza inquinante superiore;

  • incertezza del consumatore sulla qualità del prodotto edibile e possibile rischio per la salute.


La competenza della Regione Veneto (con il “tutoraggio” dell’Istituto Superiore di Sanità) ha portato ad attuare il Dlgs. N. 520/92 in materia di classificazione sanitaria delle aree di produzione dei molluschi, con alcune successive Delibere giuntali nel 1998, 2001, 2003, 2004.

Attualmente è in corso una nuova riclassificazione generale basata (secondo i principi europei di precauzione) sull’analisi dei valori di fondo della Laguna, a tal fine divisa in circa quaranta sotto-zone che dovranno garantire un inizio di sistema di tracciabilità del prodotto.

Resta indispensabile implementare la classificazione regionale prevedendo la maggior reperibilità possibile relativamente al seme di mollusco e il completamento della mappatura igienico-sanitaria di tutta la laguna, nessuna zona esclusa.